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mercoledì 20 gennaio 2010

Bambini plus-dotati e problemi scolastici (Parte1)

Qualche giorno fa tutta la famiglia si è insolitamente ritrovata a pranzare assieme. Mia madre inizia a raccontare di una sua conoscente la quale ha un figlio incredibilmente precoce, dotato di una sensibilità eccezionale e che tuttavia ha avuto problemi a scuola, soprattutto legati ai rapporti con i compagni e con le maestre.
Non ho potuto fare a meno di riconoscermi, almeno parzialmente, nella descrizione e quindi ci siamo ritrovati a discutere di un argomento controverso: “Come mai i bambini troppo intelligenti spesso detestano la scuola o incontrano serie difficoltà nel terminare un percorso di studio”.
Evito di entrare nel merito delle varie posizioni perorate dai singoli membri della famiglia, ma alla fine sembra sia riuscito a spuntarla io, portando tutti gli interlocutori sulla mia sponda: personalmente (glissando sulla pigrizia proverbiale che mi ha contraddistinto fin dai primi mesi di vita) attribuisco i problemi scolastici in cui sono incorso al mio carattere davvero particolare e per certi versi spigoloso. Il profitto non ne ha risentito troppo, ma ad un certo punto della mia vita ho gridato interiormente “basta” e da allora non sono riuscito più a combinare granché con lo studio. Mi sono iniziato a fissare sul fatto che dovevo sempre prendere il massimo dei voti negli esami, studiando però pochissimo (la cosa per la verità non mi è neanche risultata troppo difficile), e mi sono ritrovato a coltivare una pigrizia mentale sempre più marcata. In realtà ho scoperto poi che non si trattava di pura “accidia” (come l’avrebbe definita Petrarca), bensì di una sorta di incompatibilità tra i percorsi scolastici e la mia individualità.
Fin da piccolissimo ho sempre mostrato delle attitudini matematiche molto spiccate: all’età di 5 o 6 anni ero già in grado di risolvere problemi per le scuole medie e così via. Trovavo la scuola incredibilmente noiosa e non riuscivo ad ammazzare il tempo che mi separava dalla campanella e dalla fuga verso la libertà di pensiero.
Frequentando recentemente alcuni fora delle società high IQ di cui faccio parte, ho scoperto che la mia è una storia piuttosto ricorrente in questo humus umano.
Pare che i cosiddetti bambini plus-dotati (o superdotados, per dirla come i latini), non sono solamente contrassegnati da un'intelligenza superiore alla norma, ma anche da aspetti caratteriali particolari. Inoltre non trovano riscontro all’interno della classe, poiché rappresentano una minoranza, non provano interesse per i giochi che calamitano l’interesse dei coetanei ,ecc…il risultato è a volte un ambiente ostile con il quale fare i conti giorno per giorno, in un’esasperante routine quotidiana che mette a dura prova la sopportazione di questi piccoli uomini.
Per come la vedo io, credo che se venissero attivati degli appositi programmi di supporto per loro la società potrebbe trarne un (seppur lievissimo) giovamento. Ad essere sincero, avrei gradito poter coltivare i miei precoci interessi durante la scuola dell’obbligo, ma soprattutto mi sarebbe piaciuto poter condividere quegli anni con dei ragazzini aventi le mie stesse caratteristiche psicologiche.
Non so se sia stata questa la causa scatenante, ma il risultato finale è stato un’avversione profonda (con le dovute eccezioni) verso un mondo che, in teoria, avrei potuto amare.

Per approfondimenti sull'argomento, si veda http://www.spiqrsociety.com/