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lunedì 12 dicembre 2011

BENI IDENTICI A PREZZI DIFFERENTI

Come mai la stessa mela rossa costa meno al Meridione rispetto al Nord? La risposta può sembrare ovvia, ma le ragioni sottese non lo sono altrettanto. Nella particolare fattispecie, concorrono molteplici fattori nella determinazione del prezzo di equilibrio tra domanda e offerta, tra i quali anche il diverso reddito pro-capite delle due aree geografiche. Per capire meglio il motore di questi strani scostamenti di prezzo, consideriamo un caso limite: il mercato numismatico. Esso, al pari del mondo della filatelia, si regge su dinamiche particolari, le quali interessano un target relativamente di nicchia. Per semplificare il discorso, analizziamo alcuni esempi inerenti alla monetazione in euro. Monete bimetalliche emesse per la circolazione (non orientate al collezionismo). Il Vaticano è uno dei tre mini-stati che aderiscono all’euro come moneta unica (gli altri due sono Monaco e San Marino). Nel 2010 e nell’anno corrente, la Città del Vaticano ha coniato (in 2.5 milioni di esemplari) la moneta da 50 centesimi, destinandola alla circolazione. Tale moneta ha chiaramente un valore nominale (facciale) di 50 centesimi, ma è stabilmente venduta/comprata a 3.5 euro sui noti siti di acquisti online; vale a dire a 7 volte il suo reale valore di emissione. Mi sto riferendo a una moneta di corso legale, pertanto scevra da effetti collaterali che possano giustificarne l’accresciuto valore (quali l’antichità, il ritiro dalla circolazione, l’usura del tempo e la conseguente accresciuta rarità, ecc.). Le mode, tra cui il collezionismo, contribuiscono a gonfiare i prezzi generando un effetto speculativo interno, il quale rende le quotazioni molto meno stabili rispetto a monete “storiche” come quelle del Regno d’Italia. Anche in quel caso, tuttavia, si registrano quotazioni più alte in Italia rispetto agli USA, dove però sono “i pezzi rari” in dollari (la valuta nazionale) a essere oggetto della maggiore domanda. Prendendo a prestito un altro esempio, proveniente questa volta dal mondo filatelico, possiamo paragonare il celebre francobollo Gronchi Rosa alla meno nota rarità 50 Grana Lacca. Quest’ultimo vanta infatti una tiratura notevolmente inferiore rispetto al suo corrispondente repubblicano, ma costa anche di meno! La differenza sostanziale sta nelle “mode”. E’ la domanda a determinare il prezzo e il francobollo più recente, in virtù delle sue celebri peripezie, ha ricevuto una pubblicità senza eguali: la rarità conta solo fino a un certo punto. E ora vediamo come si potrebbe riuscire a trarre un enorme profitto dall’emissione di moneta con corso legale. Si tratta ovviamente di un puro esercizio di fantasia, con lo scopo di rivelare i potenziali fattori (dinamiche illegali) che potrebbero astrattamente determinare una grande sopravvalutazione di una moneta. Essi, talvolta, si manifestano in maniera “collaterale”, in virtù di incidenti attribuibili al caso. Immaginiamo che un mini-stato, per la prima volta nella sua storia recente, emetta la nuova moneta da introdurre in circolazione (cioè non la conia solo per i collezionisti inserendola in serie apposite). Poniamo si tratti di uno Stato nello Stato. Supponiamo inoltre che il mini-stato in questione si accordi con il Paese più grande al fine di risparmiare sui costi di coniatura, stabilendo di produrre in tandem i “rotolini” tramite i quali le monete entrano nel circuito monetario. Poniamo che il mini-stato coni (o per meglio dire faccia coniare dal maxi-stato) un milione di monete da 2 euro con millesimo XY, ma con la punzonatura della propria Zecca. La Banca dello Stato maggiore conia entrambe le monete in rapporto 1:500 e le immette random nei rotolini. Ben presto la popolazione del maxi-stato si accorge della presenza di monete “non comuni” in circolazione e i collezionisti iniziano a comprare rotolini dell’annata XY, per cercare di far proprie le preziose rarità. I prezzi lievitano e i 2 euro coniati dal mini-stato (estratti dai rotolini) sono acquistati online a 10 volte il loro valore facciale. Non considerando la possibilità (rilevanti) del piccolo Paese di ricavarne profitto tramite la commercializzazione in proprio di una parte di quegli euro, indaghiamo il possibile scenario relativo all’anno XY+5. Adesso i rotolini integri saranno pochissimi, quasi tutti sono andati distrutti per cercare le monete rare, così il singolo rotolino avrà un valore di mercato molto più alto del facciale, poniamo che sia il triplo. Il rotolino possiede anche un valore nominale ben superiore alla singola moneta che lo compone, dato che ciascuno consta di 20 pezzi. Immaginiamo a questo punto che la Banca del grande Paese abbia stipato il 10% delle monete coniate, per un valore di emissione di cento milioni di euro. Essa potrà vendere pubblicamente i rotolini rimasti al triplo del loro facciale (supponiamo che la domanda – anche internazionale - sia enorme e che il prezzo non crolli), traendone un netto di duecento milioni. Essa stornerà una piccola percentuale del ricavato (poniamo il 2%) nelle casse del piccolo Stato e conserverà il resto come sovvenzione dei collezionisti alle politiche nazionali. La pubblicità indiretta avrà reso il rotolino una piccola celebrità e la sua domanda resterà alta negli anni successivi. Adesso aggiungiamo un nuovo elemento, il quale contribuisce a permettere agli Stati colludenti di far cassa: l’alterazione del conio. Infatti, le monete che denotano imperfezioni dovute al processo di coniazione (rilievi non presenti nel disegno originario, depressioni dovute a mancanza di metallo, errata firma dell’incisore o del millesimo nella data) sono particolarmente ambite dai collezionisti e questa nuova “mania” appare in espansione. Poniamo pertanto che si decida deliberatamente di non sostituire il conio, poi (in aggiunta) di stampare alcune monete in modo tale che l’incisione interna risulti “decentrata” e infine di sostituire il punzone con uno leggermente differente, cosicché che il disegno risulti modificato per un piccolissimo particolare. Si otterranno delle “sacche” composte da pochissimi esemplari, i quali verranno enormemente sopravvalutati dal mercato, specie se il governo emittente si incaricherà di alimentare l’ondata speculativa iniziale, gonfiando in prima battuta le quotazioni. Giunti a questo punto, poniamo che la collocazione degli esemplari “atipici” (effettuata immettendo specificamente a un prezzo maggiorato – tramite canali secondari - i rotolini formati dagli esemplari manomessi) frutti un surplus totale di 50,25 milioni. Infatti, vengono emessi in totale 2,5 milioni di esemplari atipici (variamente declinati nelle molteplici classi di singolarità) e il loro valore medio di quotazione risulta di 22,1 euro cad. Pertanto, dall’emissione di 1001 milioni di euro di base monetaria, deriverà un netto di 250,25 milioni, pari al 25% della somma iniziale. In tal modo i collezionisti (persone che riflettono una classe mediamente risparmiatrice) avranno contribuito all’erario dei due Paesi per oltre 250 milioni. Tutto questo in relazione all’emissione di un’unica annata (monete non commemorative) della moneta con corso legale “2 euro”. Il nostro gioco di fantasia si conclude qui. Ciò è vietato per legge, non sarebbe ripetibile, implica collusione internazionale e presenta rischi enormi, necessita di canali di smercio e, soprattutto, difficilmente le cifre si avvicinerebbero a quelle qui ipotizzate. Tuttavia, parecchi degli eventi illustrati sono realmente accaduti (senza dolo) e molti beni collezionabili risultano grandemente sopravvalutati dagli appassionati.