counter

domenica 9 agosto 2015

Sogno di una notte di metà autunno

Sogno di una notte di metà autunno
Marco Ripà - 09/08/2015

Il mio ex professore di filosofia mi annuncia che sta per essere pubblicato “Il più grande Bignami di tutti i tempi”, un’opera colossale in un unico tomo sulle scienze e la storia, permettendomi di scorrere al PC alcune pagine del manoscritto.
Mi ritrovo a vivere, in terza persona, una vicenda che si svolge in un locale inglese. C’è la musica alta. Mi faccio i fatti miei, però la voce narrante mi informa che le persone sbronze che crollano lì vengono deportate e uccise dal regime totalitario vigente.
Il principe equino, un giovane alto con un grosso naso adunco, mi sembra inizialmente solo un po’ ubriaco, ma presto scopro che sta morendo in virtù delle sue precedenti peripezie. Così egli chiede che gli vengano recitati dei versi di Shakespeare, tende la mano per farsi consegnare un manufatto magico (una banale palla di vetro con la neve finta) e lo capovolge. Muore coricato sul divano e si dissolve in una pioggia di scintille.
Il tempo si dilata e i protagonisti, i nuovi eroi, sanno già (per osmosi di pensiero) che possono contare su meno di un minuto di tempo nel nostro universo, corrispondente ad alcune settimane da loro, per vivere nel mondo del principe equino *.
Altre due realtà si fondono: essi possono sia vivere ciò che è nel cervello del principe (i ricordi – quasi tutti – ci sono ancora) che uscire nel mondo (irreale per noi, ma che era reale per il principe).
Prende così avvio un’avventura fantasy ambientata in quel cosmo, finita la quale i nuovi eroi piomberanno circa un minuto dopo “qui”.
Quando la minaccia arriverà nel nostro mondo (per mezzo di un espediente simile, gli abitanti di “lì” sfrutteranno la morte indotta di uno degli eroi del “qui” che si spegne “di là”), la storia proseguirà da noi, però i buoni potranno contare sull’indubbio vantaggio di conoscere tutta (o quasi) la precedente storia dell’eroico principe equino!

Il finale ha come sottofondo una musichetta ammiccante che fa: “Ta-da-da-dà, i unz i unz… ta-da-da-da-dà, i unz i unz”; si ripete ciclicamente almeno tre volte salendo di intensità. Lo sguardo di uno dei nuovi eroi che ha l’aria di aver compreso il peso del fardello che grava sulle sue spalle (o forse ciò che lo aspetta in analogia al crudele destino del possessore dei ricordi) mi sveglia, anche grazie alla musichetta che ormai ha raggiunto un volume notevole.

L’impalpabile manto onirico che ammanta il raziocino e ottenebra ciclicamente il superfluo scorre via, come se una mano della stessa sostanza l’afferrasse in un punto imprecisato per sollevarlo con decisione. Sotto più strati di torpore ecco levarsi infine il grande Tommasi Verricelli, quello vero: colui che ha ereditato l’ingombrante fardello di Mr. 1729.
Scrollatosi di dosso il “cuscino silenzioso” inizia a guardarsi intorno, alla ricerca di una ragione seria per alzarsi. Anche il guanciale antirumore è una sua invenzione bizzarra: consta di una parte centrale in tutto e per tutto simile a un normale cuscino, ma è munito di due lembi laterali aggiuntivi che possono ripiegarsi attorno alla guancia dell’insonne al fine di proteggerlo dai rumori e dalla mancanza del grembo materno.
A fare il paio, agganciata alla struttura del letto, c’è anche una speciale borraccia con cannula per bere senza dover accendere la luce; essa sfrutta la differenza di altezza fra il contenitore (borraccia) e la posizione della testa. Afferrando al buio la cannula e portandosela alla bocca, l’acqua inizia a scorrere grazie alla pressione, mentre il flusso cessa se la si alza di pochi centimetri appena.
La sveglia è ancora più particolare, poiché può comunicare l’orario senza che si debbano sollevare le palpebre o scostare il cuscino silenzioso, giacché è sufficiente passarci sopra una mano per sentire con i polpastrelli che ora è.

Non trovando motivi validi per fare colazione prima di mezzogiorno, Tommaso cerca di rituffarsi nell’universo fantastico a cui è appena sfuggito, speranzoso che il minuto a sua disposizione non sia ancora trascorso per intero.
D’un tratto la consapevolezza della verità lo fa vacillare. Ora che può ragionare come si deve realizza di conoscere assai bene il nome della vittima fra i nuovi eroi. Si leva dunque in piedi, pronto a rimediare all’errore e a fare di tutto per contrastare la minaccia incombente.

Giovedì 01/11/2019


* Probabilmente ciò è causato dalle reti neurali del cervello che lasciano tracce nei secondi successivi al decesso de facto e che vengono potenziate e catturate dal potere del manufatto attivato.